Recensione 'Stanze di famiglia' di Furio Bordon - Garzanti

by - 11/14/2016 08:00:00 AM

Vicende familiari, certo, ma che ruotano soprattutto intorno al nodo emozionale di vecchiaia e infanzia, le due età della debolezza, gli anni in cui l'individuo è più vulnerabile, più esposto a prevaricazioni, violenze, umiliazioni, in cui la fortuna di essere nati diventa troppo spesso fatica di vivere e amarezza.
Ed è combattendo l'amarezza con l'ironia dell'intelligenza che un vecchio professore di lettere, in attesa che il figlio torni dall'ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo, conversa con la moglie morta. È un dialogo al tempo stesso amoroso e conflittuale. Come commossa e crudele sarà l'ultima discussione con il figlio. Ritroveremo il vecchio anni dopo, rintanato come ogni pomeriggio nella soffitta della «Villa», intento a sfogliare un vecchio album di fotografie e a esercitare la sua ironia confidandosi con una piantina di basilico e una sedia vuota.
A confrontarsi invece con il padre morto è Anna, una psicoterapeuta infantile, nella notte in cui viene a sapere della fuga da casa di un suo assistito, un ragazzo violato da un'infanzia di indifferenza e disamore. Comparirà anche lui, in questa notte, e costringerà Anna a un impietoso, feroce bilancio del proprio vissuto, dominato da quel padre attore famoso e geniale, del cui fascino lei è sempre stata adoratrice e vittima.
Nella terza e ultima stanza, un figlio stanco ed esasperato è alle prese con la grottesca demenza della vecchia madre. Ma sarà quella stessa madre, giovane e presente nel ricordo – come giovane e presente è anche il padre scomparso da anni – a suggerirgli in un momento di lucida dolcezza: «Capirai alla fine che con quella povera testa delirante e confusa se n'è andato un mondo…».
Nella struttura di questo libro dunque diventano personaggi, agiscono e parlano tra loro i vivi, i morti e i ricordi. Ma anche i rimorsi e i desideri.
A che mondo appartiene questo convegno fantasmatico in tre stanze? Semplicemente al mondo della letteratura, luogo sospeso tra cielo e terra, nel quale, come ci insegna Amleto, «esistono più cose di quante la tua filosofia conosca».

Autore: Furio Bordon
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 3 novembre 2016
Pagine: 163

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 4  Copertina: 4 



Questo libro, fedele al suo titolo, si divide in stanze. Tre per la precisione. E ogni stanza ospita persone diverse.
Nella prima troviamo un padre anziano che sta per lasciare la casa della sua vita, quella in cui ha vissuto con l'amata moglie, defunta ormai da tempo, per trasferirsi in una casa di riposo. Lo fa per lasciare spazio al figlio e alla sua famiglia, perché i giovani non vogliono vecchi tra i piedi.
Nella seconda stanza troviamo Anna, una psicoterapeuta infantile che, dialogando col padre defunto, si troverà a fare un bilancio della sua vita e sarà un bilancio drastico e sconvolgente.
Nell'ultima stanza, infine, assisteremo al dialogo tra un figlio e la madre morente.

Questo romanzo parte come un razzo. Il primo dei tre personaggi principali è un anziano con una certa verve e un grande senso dell'ironia. Assistere al suo dialogo con la moglie defunta, sentirlo raccontare cosa è stata la sua vita dopo di lei, capire come sia arrivato alla decisione di farsi da parte, è una di quelle piccole lezioni di vita che tutti dovrebbero ascoltare.
Peccato che, andando avanti, la narrazione si perda. Tanto il finale della prima quanto le due successive sono basiche, povere e poco coinvolgenti.
Nonostante gli argomenti trattati siano forti, non si riesca creare un legame tale con i personaggi da far percepire al lettore le loro sensazioni, il loro dolore, i loro pensieri.

Sicuramente Bordon ha una scrittura piacevole, ma manca quella scintilla in grado di far battere il cuore di chi legge.

Arrivata all'ultima pagina di questo romanzo, che, peraltro si legge in fretta, mi sono resa conto che non mi è rimasto quasi nulla. I personaggi sono stati dimenticati in fretta, il contesto è solo un contorno nebbioso che sicuramente sparirà in fretta dalla mia mente.

Insomma, uno di quei romanzi che riescono ad essere una discreta compagnia per un pomeriggio uggioso, ma che cadono nel dimenticatoio appena se ne è terminata la lettura.


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4 pensieri dei lettori

  1. Sicuramente passo! I libri li voglio ricordare a lungo.
    Altrimenti guardo un telefilm e ho trascorso ugualmente piacevolmente il tempo.
    Ciao da Lea

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  2. Assolutamente d'accordo con Lea, anch'io passo questa volta.

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