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giovedì 23 febbraio 2017

Recensione "L'uroboro di corallo" di Rosalba Perrotta - Salani

Può un’eredità imprevista cambiarti la vita, anche se non sei più giovanissima e non ti aspetti più nulla dal mondo? Sì, se l’eredità è una spilla di corallo a forma di uroboro. Di un suo supposto potere magico è convinta Anastasia, una donna ‘all’antica’, insicura e piena di remore, che vive l’abbandono del marito come una colpa e ha congelato la propria esistenza nell’attesa di un suo improbabile ritorno. L’eredità dell’amante del nonno, un palazzetto in una zona malfamata di Catania e una scatola piena di cianfrusaglie tra cui l’uroboro, è l’occasione per cambiare tutto.Intorno ad Anastasia un mondo di personaggi vivi e reali: le tre cugine ‘continentali’, la figlia Nuvola con i capelli viola e il suo bizzarro mestiere, l’altra figlia Doriana, che scopre le gioie e i dolori dell’adulterio, e poi ancora il notaio-cuoco Matteo e l’inquietante cavalier Santospirito con le sue rocambolesche manovre per impossessarsi del magico uroboro. Ma specialmente Igor, il primo amore di Anastasia, che potrebbe tornare dalla Guadalupa e rimettere tutto in discussione…Un romanzo immerso nei caldi colori mediterranei, in cui ironia e fiducia nel cambiamento aprono nuove, meravigliose strade.

Titolo: L'uroboro di corallo
Autore: Rosalba Perrotta
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 23 febbraio 2017
Pagine: 324

Trama: 2  Personaggi: 2  Stile: 3 


Questo romanzo è come una di quelle stradine che costeggiano i fianchi dell'Etna, che si perdono tra cespugli di fiori selvaggi e lava rimasta lì a sedimentare.
È una storia questa che, proprio come quei sentieri, si inizia a percorrere con gioia e voglia di scoprire cosa si possa nascondere dopo ogni curva! Andando avanti, però, si cominciano a percepire la fatica della salita e la ripetitività del paesaggio.
Si prosegue, speranzosi di arrivare in cima e godere di quel paesaggio unico che ci consentirà, nelle giornate più limpide, di far correre il nostro sguardo sino al mare!

Questa è una storia di sole donne, una di quelle in cui gli uomini sono solo un'ombra sfuggente. 
Anastasia è una donna che va per i settant'anni. Nata e cresciuta a Catania, sotto l'ala di una madre autoritaria, è una di quelle donne che ha dedicato la sua intera esistenza alla famiglia: moglie devota e madre chioccia, si ritrova, suo malgrado, separata dopo che il marito l'ha lasciata per una ragazza più giovane
Suo marito ha un'altra moglie, ma lei resta una donna sposata
Quando Anastasia erediterà, assieme a tre cugine del nord un palazzetto e una spilla a forma di uroboro, la sua vita tranquilla subirà uno scossone! Convinta che sia merito della spilla, Anastasia comincerà ad uscire da quel guscio in cui si è rintanata per tutta la vita.

Come detto, questa è una storia che si incentra sulle donne: oltre ad Anastasia, l'autrice ci racconta di Doriana e di Nuvola, le due figlie. La prima, forte e tenace, cerca di gestire la vita di chi le sta intorno; la seconda, invece, pare vivere una fase di transizione dopo la rottura di un lungo fidanzamento.
I tre personaggi principali, che avrebbero dovuto costituire il punto di forza di questa storia, si rivelano, man mano che la trama si dipana, irritanti e fastidiose.
Anastasia e il suo continuo ripensare al marito, il suo continuo domandarsi se sia giusto o meno fare qualcosa... e cosa penserebbe la madre defunta... e cosa direbbero le figlie... Se, inizialmente, è facile contestualizzare il personaggio, vedendo in lei una donna cresciuta in un'epoca diversa e in una terra che non ammetteva colpi di testa, alla lunga anche questo viene meno ed Anastasia perde quel mordente che sarebbe servito per renderla viva e reale agli occhi del lettore.
Nuvola, dall'alto dei suoi 37 anni, sembra una ragazzina capricciosa, di quelle che battono i piedi e trattengono il fiato quando non ottengono ciò che vogliono. Passa da stati di euforia a giornate chiuse in casa, rigorosamente con la sua coperta in pile con le maniche (io ve lo dico: a me quelle coperte non sono mai piaciute, ma dopo questo libro le trovo ancora più irritanti!).
Doriana, dal canto suo, rimane quasi ai margini della storia e, nonostante la tenacia che traspare ogni volta che compare, tutto si dissolve in una nuvola di fumo.

Catania rimane un'entità quasi astratta, relegata ad una serie di nomi di vie, di piatti tipici e di frasi in dialetto.
Ciliegina sulla torta, tutta una storia di esoterismo relativa proprio alla spilla di Anastasia che, probabilmente, nella mente dell'autrice sarebbe dovuto servire a dare una svolta misteriosa alla trama e che, invece, non fa altro che aggiungere carne al fuoco, senza però dare un contributo concreto alla storia.
Se a questo aggiungiamo una serie di congiuntivi malamente torturati e un "Jane Austin" che ha fatto arricciare il naso anche a me che tanto fan della zia non sono, la frittata è presto fatta!

Un romanzo che avrebbe potuto avere il profumo dei limoni di Sicilia, di quel mare che ci circonda; che avrebbe potuto essere colorato come quei fiori che si insinuano tra la lava e che, invece, si riduce ad una cassata con poco zucchero e della ricotta acidula.


16 commenti:

  1. Rifiuto la proposta e vado avanti. Apriamo un altro (pacco) libro, che è meglio...
    Ciao dalla Bacci

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  2. Mi piace l'analogia con l'Etna e io non leggerò questo libro, mi vien voglia di picchiare le protagoniste già solo dalla tua recensione!

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    1. ahahahahahah... muoro! "Mi piace l'analogia, ma no!!!" Ti adoro <3

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  3. Ma in tutto questo, dal basso della mia ignoranza, a me resta solo una curiosità: che cavolo è un uroboro?! :-D

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    1. L'uruboro è il serpente della storia infinita quello che si mangia la coda o morde la coda che nella storia infinita si trova sul libro che legge Sebastian. Ciò detto passo anch'io butterei nell'Etna le protagonista e basta ^_^

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  4. Ecco, questa volta sei stata ingannata anche tu. Però, forse, lo leggerò. Non so quando :)

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  5. A fine recensione mi è venuta quasi fame xD Ma, forse, la ricotta acidula non fa proprio per me!!

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    1. Ecco no, acidula no! Ma, come diceva sempre mia nonna, la ricotta va mangiata "caura caura" (trad.: calda calda!).

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  6. Mi è piaciuta molto la tua recensione...nonostante il libro! Sei il mio mito Laura.
    Lea

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    1. Grazie, Lea! Tu sei sempre un toccasana per la mia autostima :*

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  7. Bene, serpente ed esoterismo. Anche no. Baci.

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    1. ahahahahah... no, Roby, proprio no, questo libro non fa assolutamente per te!

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  8. Anche io non riuscivo a credere di aver letto Jane Austin!

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