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martedì 31 marzo 2015

Recensione "Quasi arzilli" di Simona Morani - Giunti

SINOSSI
Nello storico bar la Rambla, nel cuore dell’Appennino Reggiano, la mano di briscola è più triste del solito. Nemmeno i caffè alla sambuca di Elvis riescono a tirare su il morale. Ermenegildo infatti non ha lasciato solo una sedia vuota, ma anche un grande buco nel cuore dei suoi amici e uno spettro con cui fare i conti. Dopo la vecchiaia c’è la morte. E dopo la morte? Ognuno cerca di reagire a modo suo: Gino, soprannominato Apecar per via dello sgangherato mezzo con cui circola, non vuole abbandonare la guida nonostante no ci veda più e sia un autentico pericolo pubblico. Ettore non riesce a dormire e tutte le mattine, puntuale come un orologio, si presenta nello studio del dottor Minelli. Basilio, ex comandante della ventiseiesima Brigata Garibaldi, si scaglia contro il “nemico”, un ragazzo serbo che ha preso in gestione il negozio di frutta e verdura, appartenuto al caro Ermenegildo. Nel frattempo, però, sulla scombinata combriccola incombe un’ulteriore minaccia: Corrado, il nuovo agente della polizia municipale, sembra avere un’unica missione: spedire tutto il gruppo alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata.

TITOLO: Quasi arzilli
AUTORE: Simona Morani
EDITORE: Giunti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 marzo 2015
PAGINE: 176
CODICE ISBN: 9788809792333

TRAMA 5
PERSONAGGI 5
STILE 5
INCIPIT 6
FINALE 5
COPERTINA 7

Delusione Libridinosa

1748Letto in 2 ore


Quella appena trascorsa è stata una settimana particolarmente pesante, sia a livello personale che come blogger. Nel momento in cui scrivo questa recensione, munita di carta e penna, il mi pc ha esalato l’ultimo e definitivo respiro. E checché se ne dica, gestire un blog da un tablet è quasi impossibile. A questo si aggiungono una serie di letture fallimentari: dopo aver abbandonato, alla soglia della centesima pagina, Quattrocento di Susana Fortes, e aver incassato la delusione di Una brava ragazza Mary Kubica, mi sono rifugiata tra le (poche) pagine di questo libro di Simona Morani, sperando in una storia allegra, ilare, che riuscisse a farmi staccare la spina per qualche ora.
E invece…Invece mi sono ritrovata a leggere e sentire contemporaneamente il mio cervello che mi diceva: <>

Ecco, è proprio questo il punto: durante le due ore trascorse a leggere questo libricino, ho avuto costantemente l’impressione che la Morani volesse cavalcare l’onda del successo di Marco Malvaldi e della sua serie di romanzi ambienti al BarLume.
Gli ingredienti sono quelli, in fondo:
  1. un piccolo centro di provincia (Emilia Romagna invece che Toscana);
  2. un bar;
  3. un barista un po’ anomalo;
  4. un gruppo di vecchietti;
  5. molte battute in dialetto (romagnolo invece che livornese).
C’è anche il morto in questa storia, solo che invece che di omicidio, trattasi di morte naturale.
FINE. Non c’è una storia vera e propria. Ci sono i protagonisti, in questo caso gli anziani, e gli abitanti del paese che ruotano intorno a loro.
Superate le prime 50 pagine ho continuato a chiedermi: <>, sperando sempre in un guizzo della storia, in un colpo di genio dell’autrice che, purtroppo, non sono mai arrivati.

Leggere questa storia è stato come sfogliare un album fotografico di gente sconosciuta senza che qualcuno mi presentasse i protagonisti delle istantanee e mi raccontasse la loro storia.

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