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COSA RESTERà DEGLI ANNI OTTANTA? Recensione (atipica) di "Correva l'anno della girella" di Elisabetta De Biasio e Giampiero Canneddu

correva l'anno della girellaTITOLO: Correva l'anno della girella
AUTORI: Elisabetta De Biasio, Giampiero Canneddu
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
PAGINE: 296
PREZZO: 18.00 €

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

No, niente voti questa volta né valutazioni. Perché questo non è un libro come gli altri, non è un romanzo con un inizio e una fine e dei personaggi più o meno simpatici.
Questo libro è una magnifica e nostalgica carrellata su ciò che sono stati gli anni Ottanta! Ovviamente, se siete nati in quegli anni o nel decennio successivo, è quasi inutile che lo leggiate. O meglio, potete farlo, ma come puro atto informativo su ciò com'era il mondo prima del vostro arrivo!
Se, invece, come me, rientrate tra coloro che negli anni Ottanta erano bambini o adolescenti, beh...armatevi di fazzoletti, perché la nostalgia canaglia vi assalirà!
Ovviamente, col senno di poi, ci renderemo anche conto di quanto strani siano stati quegli anni, di come, tutto ciò che ci appare bellissimo, in fondo avesse anche grandi difetti. Ma tant'è, a noi gli Ottanta sono rimasti nel cuore!

I CARTONI ANIMATI. Ammettiamolo: tutti noi cresciuti negli anni Ottanta, sosteniamo imperterriti che i cartoni animati dei nostri tempi erano i più belli in assoluto! Il che, a parer mio, è vero! Così come le sigle, spessissimo cantate da Cristina D'Avena, erano talmente belle che, ancora oggi, io le ricordo tutte a memoria!
Però...eh sì, c'è un però! Vi ricordate un cartone animato che non nascondesse un qualunque tipo di tragedia? Da Anna dai capelli rossi a Georgie, da Lovely Sara a Candy Candy,  era tutto un esercito di orfane, abbandonate, che collezionavano una tragedia dietro l'altra. Apoteosi della sfiga era sicuramente Remi: orfano, adottato e poi venduto, perdeva pure quel povero disgraziato che se l'era comprato. I suoi unici amici erano tre cani ed una scimmia. Insomma, c'è poco da stupirsi se ci siamo portati dietro qualche trauma, no?! Anche in fatto di uomini, i cartoni animati fornivano degli esemplari poco chiari: la scelta era tra Lupin, ladro incallito e pure sciupafemmine, e il duo Satomi-Mirko, componenti dei Bee-Hive, gruppo rock reso famoso da Kiss me Licia. Satomi era un incrocio tra Sandy Marton e il cantante dei Cugini di Campagna; Mirko, invece, era decisamente un tifoso della Roma!
Poi c'era una vasta schiera di Robot che, però, a noi femminucce poco interessavano. Anche se, duole ammetterlo, molte di noi usano la sigla di Jeeg Robot d'acciaio come suoneria per il proprio cellulare (pur non avendo ancora capito cosa sia un razzo missile!).
Altro memorabile cartone animato anni Ottanta, è stato Heidi. Orfana, viene spedita a vivere in montagna con Capitan Findus...no, scusate, col nonno. Scorbutico, solitario, poco incline al dialogo. Poi ci domandiamo come mai Heidi preferisse la compagnia di un capretto?! Giusto per non farci mancare nulla, Heidi viene spedita in città per far compagnia a Clara, una bambina altrettanto fortunata: ricca, ma costretta su una sedia a rotelle. A vegliare su di loro, la mitica signorina Rottermaier.  Ancora oggi, noi donzelle, quando abbiamo a che fare con qualche tipina particolarmente acida, la apostrofiamo col nome della governante di heidiana memoria!

Moda di quel periodo erano anche i cartoni animati a tema sportivo. Indimenticabili, per noi femminucce, Mimì Ayuara e, successivamente, la cugina Mila, di Mila e Shiro. Chi di noi non ha scongiurato mamma di iscriverla ad un corso di pallavolo? Per i maschietti, invece, c'era Holly & Benji. Ciò che accomunava queste serie erano stranezze assurde! Innanzitutto, i campi di calcio di Holly e Benji erano lunghi come tutta l'Italia; una partita durava, a occhio e croce, quattro giorni; alcuni calciatori erano in grado di bucare la porta con un gol. Per quanto riguarda le cugine della pallavolo, invece, le due spiccavano salti che superavano l'altezza della rete di qualche metro e, quando schiacciavano, riuscivano a piegare il pallone a metà. Diciamo che, oggi come oggi, un controllino anti-doping non glielo avrebbe tolto nessuno!

Per inciso, quando eravamo piccoli noi, c'erano pochi canali tra cui scegliere e i cartoni animati venivano trasmessi al pomeriggio e racchiusi in un programma di nome Bim Bum Bam, condotto da Paolo Bonolis (sì, proprio lui) in compagnia di un cane rosa di nome Uan!

LA TV, quando ero piccola io, era comunque un momento di aggregazione familiare: si guardava tutti assieme, in un'unica stanza, un unico programma. E, ovviamente, decidevano gli adulti cosa guardare. Ricordo che, rientrata a casa da scuola (sì, noi rientravamo a casa per pranzo!), si guardava Il pranzo è servito, condotto da Corrado e la cui musichetta ancora riecheggia nelle mie orecchie! Ricordo serate passate a guardare Fantastico, mia nonna che guardava Ok il prezzo è giusto, tutti i pomeriggi, perché le interessava scoprire come si sarebbe vestita Iva Zanicchi quel giorno! Ricordo mio padre che impazziva per Drive In e io che facevo merenda guardando I ragazzi della terza C. Pensateci: adesso c'è Sky, con i suoi millemila canali, eppure spesso ci lamentiamo perché non c'è nulla di interessante da guardare; abbiamo una tv per ogni stanza e ognuno guarda quello che gli pare. Quello che ero uno strumento di aggregazione, è diventato un modo per isolarsi.
Anche LE PUBBLICITà erano diverse... più belle, più semplici. Erano piccole storie che colpivano. Niente donnine nude, niente inglese, niente ragazze folli che si buttavano col paracadute al primo giorno di ciclo mestruale e con tanto di pantaloni bianchi! Noi avevamo un piccolo alieno che diceva Ciribirì Kodak!  Poi c'era la bambina Barilla che si fermava a raccogliere un gattino abbandonato e tornava a casa in ritardo. Se succedesse adesso che un bambino tarda dieci minuti a rientrare da scuola, state sicuri che noi mamme avremmo già sguinzagliato carabinieri, polizia e tutto il vicinato, pensando a chissà quale zingaro o pedofilo ci abbia rapito il figlio e corollando il tutto con almeno 10 telefonate ai vari ospedali di zona.

I GIOCATTOLI di noi bambini anni Ottanta erano assolutamente privi di qualunque tipo di tecnologia oggi esistente. Innanzitutto, ogni qualvolta era possibile, noi sgattaiolavamo fuori casa, dove davamo sfogo a tutta la nostra fantasia, inventando giochi ispirati ai cartoni animati in voga in quel periodo! Ovviamente, d'inverno, si passava più tempo in casa e, quindi, eccoci ad inventare storie su storie per far vivere le nostre Barbie. Io ne avevo un bel po', che infilavo a forza nella famosissima casa a tre piani con tanto di ascensore!
Sulla scia della Barbie, nacquero vari cloni, come Tanya e La famiglia Cuore, che, a differenza della Barbie che aveva solo una sorella, Skipper (che non si sa da dove venisse e di chi fosse figlia) era composta da padre, madre, due piccoli gemelli e anche i nonni. Nessuno, però, nel tempo, è riuscito a replicare il successo della biondissima e versatile bambola americana! La nostra cara Barbie, nella sua vita, ha fatto di tutto: dottoressa, ballerina, sposa, cow-girl, principessa...Di sicuro, era multitasking!
Uno dei giocattoli che più ho desiderato (e mai ottenuto) era il Dolce Forno. Un forno a misura bambino che funzionava davvero! Ricordo che lo aveva una mia cara amica e che, più volte, ci siamo cimentate nella preparazione di squisiti dolcetti, la cui unica pecca era che, se lanciati addosso a qualcuno, rischiavano di spaccargli un osso!
Il nostro istinto materno, veniva messo alla prova da una serie infinta di Cicciobello (io avevo anche quello nero) e, negli ultimi anni, anche di una certa Bebi Mia, che, oltre a costare un terzo dello stipendio a papà, aveva anche la capacità di farci capire sul serio cosa volesse dire avere a che fare con un bebè, visto che frignava sul serio e rompeva le scatole allo stesso modo!

LA MUSICA negli anni Ottanta non era fruibile come oggi. Non c'era internet, quindi non si poteva scaricare. Si compravano i dischi o le musicassette. Non avevamo gli iPod che ci consentivamo di portarci dietro migliaia di canzoni, ma c'erano i walkman, con le cuffie rivestite di spugne e le batterie che si esaurivano talmente in fretta che era un miracolo che riuscivi ad ascoltare un'intera musicassetta senza doverle cambiarle! La musica era un cardine dei programmi televisivi, da Superclassifica Show al Festivalbar, era tutto un susseguirsi di canzoni amate!

Una pecca degli anni Ottanta, ammettiamolo, era LA MODA. Andavamo in giro conciate come degli evidenziatori: colori fluo e accostamenti da Arlecchino a più non posso! I nostri capelli erano sottoposti a cotonature che neanche Marge Simpson. E sì, siamo state noi la causa del buco nell'ozono: litri e litri di lacca servivano a tenere su le nostre cofane; il tutto coordinato da cerchietti, fiocchi e fermaglini vari!
Una moda diffusa nel famoso decennio era quella delle maximaglie da indossare sui fuseaux. Eh già! Vedete come tutto torna? Quelli che oggi sono i leggins, ai miei tempi erano i fuseaux (che, se capitavi in qualche bancarella di qualche mercato, ti poteva anche capitare di vedere dei cartelli con scritto FUSò!). I leggins dei miei tempi, però, avevano le staffe, che si infilavano sotto il tallone e dentro le scarpe. A cosa servivano? Beh, capite che non c'era ancora la concezione di elasticizzato che c'è adesso. Probabilmente, l'elastam, quell'elemento che rende tanto elastici i leggins di adesso, non veniva molto usano negli anni Ottanta. Così si ovviava al problema, dotando i fuseaux di staffe che li mantenevano belli tesi. Peccato che non ci si potesse sedere. Perché? Perché appena ci si rialzava, all'altezza delle ginocchia ci ritrovavamo due piccole colline!
Altro capo orrendo degli anni Ottanta, erano le spalline imbottite. Io vorrei proprio sapere chi le ha inventate e perché! Sembravamo tutti giocatori di rugby. Anche perché le spalline erano presenti in ogni capo e la conseguenza era che, d'inverno, ci si ritrovasse ad indossarne anche più di un paio: camicia con spalline, maglione con spalline, cappotto con spalline...Capite in che stato andavamo in giro? Se poi le spalline non erano ben fissate al capo che indossavamo, c'era anche il rischio di ritrovarsi con tre tette o con un'improvvisa gobba!
Un must degli anni Ottanta era lo Swatch: preciso come un orologio svizzero, di plastica come un Made in China. Ne esistevano infiniti modelli e di infiniti prezzi. Un altro orologio che ha visto luce e successo negli anni Ottanta è stato l'Hip Hop: cinturino colorato, profumato ed intercambiabile; nessuna ragazzina di quei tempi è passata indenne alla moda dell'Hip Hop!

Che dire? Io gli anni Ottanta li ho amati e li ricordo con nostalgia e piacere! Ho bevuto litri di Billy all'arancia (che di arancia ne conteneva ben poca!), mangiato chili di merendine del Mulino Bianco, collezionato le gomme a forma di merendina. Faccio parte della generazione andava a scuola solo la mattina e aveva una sola maestra. Pranzavo a casa, facevo i compiti e poi correvo in cortile a giocare con i bambini del quartiere. A noi bastava un gessetto e un pezzo di marciapiede per passare ore a divertirci! Sono stati anni belli e spensierati e questo libro ha avuto il pregio di farmi tornare al passato e di farmi ridere di tante cose!

Lo consiglio? Sicuramente sì, soprattutto a chi è nato negli anni '70!

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