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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Recensione 'La continentale' di Silvana La Spina


SINOSSI
La continentale è una donna del Nord, bella come un'attrice del cinematografo, bionda, il cui promettente futuro si incrina il giorno disgraziato in cui sposa un siciliano. E allora che lascia Padova e si trasferisce in Sicilia, dove vive per tutta la vita coltivando un'avversione profonda per la terra che l'ha accolta e per tutti coloro che la abitano. A rievocare quell'ostilità, è la figlia, che si muove tra il punto di vista consapevole della scrittrice che oggi è diventata e quello disarmante della bambina che è stata. Una bambina divisa dunque tra Nord e Sud, tra madre e padre. Ma che, a dispetto di tutti i pregiudizi, vive un'infanzia luminosa, tra cicale ubriache di sole e corse sfrenate, riti arcaici, feste religiose, dissidi tra il sindaco e il parroco degni di Guareschi. Ma anche un ibrido, un'assurdità, una sorta di mostro. Silvana La Spina trasporta un tema molto noto e molto sensibile per ogni italiano, il rapporto Nord-Sud, dal terreno dello scontro tra fazioni a quello intimo della famiglia. Ne deriva una narrazione scattosa, rapida, paradossale, amara, dolente e divertita. Pazza. Una "corda pazza" pizzicata dalle dita di una scrittrice siciliana capace di guardarsi dal "dentro" più buio e dal "fuori" più distaccato. Essere italiani e leggere questo libro può fare male, perché nel radicale antimeridionalismo della continentale non si rivela solo una biografia accecata dall'eccesso, ma una ferita mai cicatrizzata nel tessuto nazionale: l'eterna frattura tra Nord e Sud.
TITOLO: La continentale
AUTORE: Silvana La Spina
EDITORE: Mondadori
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 gennaio 2014
PAGINE: 208
PREZZO: 16.00 €
E-BOOK: 9.99 €

Voti
Trama  4
Personaggi  4
Stile  2
Incipit  5
Finale  3
Copertina  7
Voto complessivo  4.2

Peccato. Veramente peccato. Questo libro, dalla sinossi, mi ispirava veramente tanto. Invece, è stato una delusione totale.
La storia (vera) della continentale  è raccontata dalla figlia, Giulia. Una figlia che odia la madre per l'infanzia che le ha fatto vivere.
Giulia ci racconta di come sua madre si sia ritrovata, subito dopo la guerra, a trasferirsi da Padova sino in un piccolissimo paese dell'entroterra siciliano.
La continentale non ha mai accettato la vita al sud, la gente che parla, il marito nullafacente, il paese piccolo e sporco, mentre al nord c'è il boom economico. Così, la continentale sfoga sulla figlia tutto il suo malessere, accusandola persino di essere lei la colpevole della sua vita, perché se non ci fosse Giulia, lei sarebbe tornata al nord.
E fin qui, la storia potrebbe apparire interessante. Peccato che i primi 18 capitoli servano all'autrice per ribadire il suo astio nei confronti della madre. Mentre nei restanti 13, la scrittrice ci racconta, tutto d'un fiato, quasi correndo, cosa le accadrà negli anni che passerà in collegio, del matrimonio che i genitori le imporranno, dell'annullamento alla Sacra Rota e di cosa ne è stato della sua vita.
Il tutto, comunque, sempre accusando la madre per ogni suo problema e per ogni sua sventura.
Sostanzialmente, se proprio avete voglia di leggere questo libro, vi consiglio di concentravi sui primi 4 capitoli per farvi un'idea dei personaggi e della storia; e poi di saltare direttamente agli ultimi 3 per scoprire come si conclude la storia. Tutto il resto sono parole gettate lì per fare volume.
L'autrice: Silvana La Spina è nata a Padova da madre veneta e padre siciliano. Ha pubblicato il volume di racconti Scirocco (La Tartaruga 1992, premio Chiara) e i romanzi: Morte a Palermo (La Tartaruga 1987, Baldini Castoldi 1999; premio Mondello),L'ultimo treno da Catania (Bompiani 1992), Quando Marte è in Capricorno (Bompiani 1994), Un inganno dei sensi malizioso(Mondadori 1995), L'amante del paradiso (Mondadori 1997),Penelope (La Tartaruga 1998), La creata Antonia (Mondadori 2001). Sempre per Mondadori sono usciti i tre romanzi dedicati alle indagini del commissario Maria Laura Gangemi: Uno sbirro femmina (2007), La bambina pericolosa (2008) e Un cadavere eccellente (2011).
La mia valutazione:

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