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lunedì 24 giugno 2013

Recensione "La notte dell'oblio" di Lia Levi

La notte dell oblioTitolo: La notte dell’oblio
Autore:
Lia Levi
Editore: EO
Data di pubblicazione: 4 settembre 2012
Pagine: 193
Prezzo: 17,00 €
Versione e-book: 12,99 €
Trama: Nei giorni dell'occupazione nazista una famiglia di ebrei romani in fuga trova rifugio in una canonica di campagna. Giacomo, il padre, è però costretto per motivi economici a fare delle rapide sortite nel suo negozio di Roma, affidato a un commesso fedele. Una sera non torna. Si saprà poi che è stato arrestato proprio davanti al negozio, sicuramente per una delazione. La moglie Elsa, con le due ragazze adolescenti, Milena e Dora, una volta tornata alla libertà dovrà farcela con le sue forze. Ma il tormento non l'abbandona mai. Come è avvenuto l'arresto di suo marito? La verità che Elsa riuscirà a scoprire le resterà però sigillata dentro. Elsa non vuole che le figlie rimangano incatenate alla tragedia del passato, le sue ragazze dovranno guardare avanti, pensare a costruirsi il futuro. Sulle figlie però graverà sempre l'ombra di un padre svanito nelle ceneri di Auschwitz. Milena si aggrapperà alla sua bellezza come a un salvagente per lasciarsi portare dalla corrente senza mai scegliere mentre Dora annasperà per costruirsi. Ma il "silenzio", scoprirà Dora, non è stato solo la scelta emotiva di sua madre. Il silenzio è di tutti. Negli anni del dopoguerra è calata sul Paese una coltre che perdurerà nei decenni. Nessuno sa, nessuno (compresi gli ebrei) vuole sapere. Sulla Shoah, lo Sterminio, si tace, come se fosse poco educato occuparsene. La Storia però non concede sconti. E saranno due giovani innocenti a doversi confrontare con le colpe e le sconfitte dei genitori.
Voti:
Trama  6
Personaggi  6
Stile  5
Incipit  4
Finale  5
Copertina  4
Voto complessivo  5.0
E’ difficile recensire questo libro, perché l’argomento di sfondo è il capitolo più oscuro della storia dell’umanità: il nazismo, la deportazione degli ebrei, i lager…
Però, la trama manca di profondità, manca di emozioni. Sembra un libro chiuso su sé stesso.
I protagonisti sono Giacomo ed Elsa, genitori di Milena e Dora, famiglia ebrea che vive a Roma durante gli anni della deportazione.
Per salvare la sua famiglia, Giacomo decide di trasferirsi in un piccolo paese, ospite di Don Gioacchino, un anziano prete amico del padre.
Ogni tanto, Giacomo fa ritorno a Roma per controllare che il negozio di stoffe di cui è proprietario e che ha affidato ai suoi commessi, vada avanti e per riscuotere l’incasso.
Durante una di queste sortite, Giacomo non fa più ritorno a casa di Don Gioacchino. Ovviamente, è palese a tutti ciò che può essere accaduto.
Finita la guerra, Elsa e le sue figlie fanno ritorno a Roma. Elsa si presenta in negozio per capire cosa possa essere accaduto e scopre, dal racconto del commesso, che il marito era stato arrestato proprio lì e deportare in un lager, dove poi ha trovato la morte. Inoltre, il commesso racconta ad Elsa che il marito, durante la guerra, le aveva venduto il negozio e che i soldi che andava a ritirare ogni mese, non erano l’incasso, ma le rate del pagamento e che, guarda un po’, proprio durante l’ultima visita, lui aveva terminato di pagare la cifra pattuita.
Elsa va via senza ascoltare altro e quando l’altra impiegata le manda un biglietto con il suo indirizzo e il numero di telefono, dicendole che deve parlarle, Elsa decide di ignorare tutto e andare avanti con le sue forze.
Inizierà a fare la sarta e farà studiare le sue figlie, ma tutto ciò chiusa in un muto dolore che nessuno riesce ad esprimere.
Le due ragazze cresceranno e condurranno una vita normale: Milena, la maggiore, bellissima, sposerà un uomo molto più grande di lei e molto ricco; Dora, invece, si laureerà.
Ma nella vita, tutto torna e sarà proprio Dora a scoperchiare il Vaso di Pandora. Dora conoscerà e si innamorerà di un ragazzo che, però, è il figlio di quel commesso che, tanti anni prima, aveva “rilevato” il negozio di suo padre.
E così, tutto verrà a galla: Dora andrà a parlare con quella commessa che sua madre non aveva mai voluto ascoltare e che le racconterà, finalmente, tutta la verità: era stato proprio quell’uomo a denunciare suo padre e a farlo arrestare e anche la storia della vendita del negozio era tutta una bugia.
Il più grande difetto di questo libro, secondo me, è la scontatezza degli eventi: leggendo una frase, si immagina già cosa stia per accadere.
E’ un libro freddo, privo di emozioni, che non lascia assolutamente nulla.
L’autrice: Lia Levi nasce a Pisa il 9 novembre 1931 ed è una scrittrice e giornalista italiana. Nata da una famiglia piemontese di origine ebraica, da bambina si trasferì a Roma, dove vive tutt’ora. Ha dovuto affrontare i problemi della guerra e della persecuzione razziale. La Levi inizia a scrivere Una bambina e basta nel 1994, senza volersi indirizzare ad un pubblica di ragazzi. Ha solo voglia di raccontare la sua storia, quella di una bambina ebrea che si trova improvvisamente ad affrontare problemi più grandi di lei e molto spesso ingigantiti e resi ancora più difficili dagli adulti. Quando era bambina, durante le persecuzioni naziste, riuscì a salvarsi nascondendosi con le sue sorelle in un collegio di suore.
Ha fondato e diretto Shalom, un mensile della comunità ebraica.
Sceneggiatrice e giornalista, è autrice sia di romanzi per adulti che per ragazzi.
Nel 2010 con il libro La sposa gentile ha vinto il Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo per la sezione narrativa. La mia valutazione: Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting




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